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Potenza della musica il corpo è fermo, ma danza

da La Repubblica, 27 Ottobre 2007

Il corpo danza anche quando è immobile.
Magia della musica: non importa se siamo seduti sulla poltrona di un auditorium, dove il massimo che ci si può concedere è un picchiettare leggero della gamba. Il nostro cervello, che non può scindere la musica dal movimento, dentro di sé sta già danzando.
L’interruttore finale che dà ai muscoli gli ordini di contrarsi assecondando il ritmo viene represso. Ma mentre il vicino di poltrona trattiene un colpetto di tosse, nella nostra testa si sta già inscenando un balletto vero e proprio. La corteccia motoria si attiva, il cervelletto che coordina equilibrio e movimenti complessi è pronto a farci scattare in piedi. Ai gangli della base che memorizzano gli schemi motori basterebbe un semplice schioccare delle dita per dare il via alla danza. Contemporaneamente nell’organismo gli ormoni dello stress lasciano il posto ai neurotrasmettitori legati a piacere e appagamento, con la pressione sanguigna che si abbassa.
Daniel Levitin, professore di neuroscienze all’università McGill di Montreal e sassofonista, è riuscito a osservare la danza del cervello. Da sempre alla ricerca del legame che unisce musica e mente, l’anno scorso ha applicato elettrodi e sensori sui crani di un’intera orchestra durante un’esibizione a Boston. E ora ha osservato con la risonanza magnetica funzionale le aree cerebrali legate alla danza che si “accendono” durante l’ascolto.
“Il legame ancestrale fra musica e movimento appare in tutta la sua evidenza in laboratorio” ha scritto ieri in un editoriale sul New York Times. “Sia la corteccia motoria che il cervelletto, le aree che innescano e coordinano i movimenti, si attivano durante l’ascolto anche quando gli individui restano immobili”.
Come notò l’antropologo John Blacking, suono e danza hanno sempre rappresentato le due facce di una stessa medaglia, in ogni epoca e in tutte le civiltà. Sono solo le sale da concerto moderne - lamenta Levitin - che hanno spezzato questo legame primordiale.
Le tecniche di imaging più avanzate usate a Montreal non fanno che confermare un’osservazione fatta già da molti medici.
“Nelle persone con difficoltà di movimento, come i malati di Parkinson, la musica viene usata come terapia» spiega Giuliano Avanzini, neurologo dell’Istituto Besta di Milano e musicista. «L’ascolto di brani e canzoni riattiva gli schemi motori che la malattia ha distrutto. A essere legate in un meccanismo unico però non sono solo musica e danza. C’è anche il linguaggio. Tutte queste tre attività ricadono sotto la giurisdizione dell’area di Broca”.
Anche nella poesia, fa notare il ricercatore, l’unità di misura della metrica si chiamava "piede": è lo stesso piede che non riesce a star fermo durante l’esibizione.
“Per questo - scrive Levitin - quando dovete ristrutturare una sala da concerto, togliete le poltrone e lasciateci lo spazio per danzare”.

Nummeri

Trilussa, Poesie scelte, Milano Mondadori

Conterò poco, è vero:
— diceva l'Uno ar Zero —
ma tu che vali? Gnente: proprio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso